L’iPhone non è emerso dal nulla nel 2007. È stato il prodotto di incessante sperimentazione, decisioni dell’ultimo minuto e un po’ di serendipità. Anche se ora sembra ovvio, le origini dell’iPhone non erano una visione chiara di un telefono: iniziarono con un tablet. Questo retroscena illustra come anche le innovazioni più iconiche siano raramente lineari; spesso implicano deviazioni, competizione interna e volontà di abbandonare i piani iniziali quando emerge qualcosa di meglio.

Dal tablet al touchscreen: i primi esperimenti

La cultura dell’esplorazione interna di Apple implicava una costante prototipazione. I team “frugavano” sempre con le nuove tecnologie, come dice il vicepresidente Myra Haggerty, testando cosa si poteva fare con i sensori e le interfacce emergenti. All’inizio degli anni 2000, il team del designer Duncan Kerr ha iniziato a mettere in discussione il paradigma “punta e clicca” vecchio di 25 anni. Hanno esplorato l’audio spaziale, l’aspetto tattile e, soprattutto, i display multi-touch.

La svolta decisiva è arrivata da una società del Delaware chiamata FingerWorks, fondata da un musicista con lesioni da stress ripetitivo che aveva creato un trackpad in grado di rilevare più tocchi di dita contemporaneamente. Non si trattava solo di più dita sullo schermo; ha abilitato i gesti, sostituendo le tradizionali azioni del mouse. Apple ha commissionato una versione più grande, da 12×9,5 pollici, di questo trackpad, proiettando un’immagine su di esso per creare un prototipo multi-touch funzionante. Il team ha scoperto che far scorrere, toccare e allungare gli oggetti sullo schermo sembrava… magico.

La rivelazione del tablet di Jobs e il passo falso di Motorola

Steve Jobs vide questa demo nel 2003 e ne rimase colpito, ma l’idea rimase sottosviluppata per anni. Una conversazione a cena con un ingegnere Microsoft nel 2005, che si vantava di un tablet basato su uno stilo, si è rivelata fondamentale. Secondo quanto riferito, Jobs, irritato dall’insistenza dell’ingegnere su uno stilo, tornò a casa e dichiarò: “Mostriamogli cosa può realmente essere un tablet”.

Ciò ha scatenato un’azione immediata. Tuttavia, i primi prototipi, costruiti con componenti di laptop, erano pesanti e goffi. Il sistema operativo Mac non era ottimizzato per il touch e la durata della batteria era scarsa. Nonostante queste sfide, Apple acquisì FingerWorks, assicurandosi i brevetti che si sarebbero rivelati fondamentali.

Prima dell’iPhone, Apple ha collaborato con Motorola per creare un telefono per la riproduzione di musica, il ROKR E1. Questa collaborazione è stata un disastro. Il dispositivo era di plastica, goffo e poteva contenere solo 100 canzoni. Secondo quanto riferito, Jobs espresse il suo disgusto per il lancio e il telefono fu ampiamente considerato un fallimento. Questa esperienza ha sottolineato una lezione fondamentale: Apple aveva bisogno di controllare l’intera esperienza, non solo il software.

Il perno del telefono: una rivoluzione multi-touch

Jobs riconobbe che i cellulari, nonostante fossero terribili da usare, rappresentavano un mercato enorme (un miliardo di unità all’anno contro quattro volte il numero di PC spediti). Ha incaricato due team di sviluppare concetti di telefono: uno focalizzato sull’aggiunta di funzionalità telefoniche all’iPod (P1) e l’altro su un dispositivo multi-touch a tutto schermo (P2).

Quest’ultimo, guidato da Scott Forstall, alla fine ebbe la meglio. Il team P2 aveva perfezionato lo scorrimento inerziale, una funzionalità che rendeva l’interfaccia naturale e reattiva. Facendo scorrere il dito sullo schermo si crea un senso di slancio, con un leggero “rimbalzo” ai bordi per indicare i limiti. Questo dettaglio apparentemente piccolo ha reso l’esperienza intuitiva e avvincente.

Jobs spinse avanti entrambe le squadre per sei mesi, favorendo la competizione finché non fu chiaro che la P2, sebbene più complessa, era il futuro. Il progetto del tablet fu accantonato e Apple spostò tutte le sue risorse sulla costruzione di un telefono che avrebbe ridefinito il settore.

L’iPhone non era solo un’invenzione; è stato un perno spietato nato dalla sperimentazione, dalla frustrazione e dal rifiuto di accontentarsi della mediocrità. Questa storia ci ricorda che anche i prodotti più rivoluzionari spesso emergono da luoghi inaspettati, modellati da fallimenti, battaglie interne e occasionali colpi di fortuna.