Ogni quattro anni, le Olimpiadi invernali suscitano un aumento di interesse per uno sport in cui molti spettatori occasionali si imbattono per caso: il curling. Il fascino del gioco risiede nella sua combinazione di precisione, strategia e una padronanza della fisica stranamente soddisfacente. Ma dietro lo spettacolo moderno di pietre high-tech e scope spazzate si nasconde una storia che risale a secoli fa, intrecciata con il clima dell’antica Scozia e con l’evoluzione delle attività ricreative invernali.
Le radici in un mondo più freddo
Il primo esempio documentato di curling risale al 1540 a Paisley, in Scozia. Un notaio, John McQuhin, registrò una sfida tra un monaco e il rappresentante di un abate, entrambi lanciando pietre su un lago ghiacciato. I dettagli esatti si perdono nel tempo, ma le origini del gioco sono chiare: prosperava in regioni con inverni costantemente rigidi. Quando le temperature scesero, gli specchi d’acqua ghiacciati diventarono piste di curling naturali e lo sport prese piede.
I primi dipinti della metà del XVI secolo dell’artista fiammingo Pieter Bruegel il Vecchio raffigurano scene che ricordano fortemente il curling, confermando ulteriormente la sua presenza nella cultura nordeuropea. La parola “curling” stessa emerse nel 1620, in riferimento al percorso curvo delle pietre sul ghiaccio. Il primo club di curling ufficiale, il Kilsyth Curling Club, fu fondato nel 1716 e continua a funzionare ancora oggi.
Formalizzare il Gioco
Il Royal Caledonian Curling Club, fondato nel 1838, formalizzò le regole, portando alla creazione della World Curling Federation in Scozia. Inizialmente, le pietre erano semplicemente massi appiattiti con poca standardizzazione. Nel corso del tempo, le normative si sono evolute riguardo a peso, forma e dimensioni del campo, aggiungendo livelli di complessità al gioco. Oggi i lanciatori diretti saltano su ricciolo, forza e traiettoria mentre gli spazzatori manipolano il ghiaccio per influenzare il movimento della pietra.
Espansione globale e riconoscimento olimpico
Gli immigrati scozzesi diffusero lo sport nel Nord America, in particolare in Canada, dove rimane immensamente popolare. Il curling ha debuttato come sport dimostrativo alle Olimpiadi invernali del 1924 in Francia, ma è stato solo nel 1998 a Nagano, in Giappone, che è diventato un evento olimpico ufficiale. Nazioni come Scozia, Svezia, Svizzera e Norvegia hanno storicamente dominato le competizioni olimpiche di curling.
Lo sport si è fatto strada anche nella cultura pop, apparendo in film come Help! con i Beatles e nel film di James Bond Al servizio segreto di Sua Maestà. Con l’aumento della copertura sportiva 24 ore su 24 e dei DVR all’inizio degli anni 2000, il curling ha sviluppato un seguito di culto dedicato. Con l’avvicinarsi dei Giochi invernali del 2026 in Italia, il seguito è destinato a crescere nuovamente.
Il fascino duraturo del curling non risiede solo nella sua miscela unica di abilità e strategia, ma anche nel suo legame storico con i climi più freddi e nell’evoluzione delle tradizioni degli sport invernali.
La rinascita di questo sport riflette una tendenza più ampia di competizioni atletiche di nicchia che guadagnano l’attenzione del mainstream attraverso la copertura dei media moderni. Mentre il mondo si riscalda, l’ironia di uno sport nato dal gelo e che prospera sotto i riflettori olimpici non sfugge a coloro che seguono la partita.




















