Il conflitto a Gaza non ha solo causato vittime, ma ha anche creato una crisi silenziosa e devastante: la scomparsa di migliaia di persone. A differenza della guerra convenzionale in cui i sistemi forensi alla fine identificano i morti, Gaza è diventata un luogo dove le persone svaniscono senza lasciare traccia, lasciando le famiglie intrappolate nell’incertezza perpetua. Questa non è semplicemente una conseguenza della guerra; è una negazione sistematica degli strumenti umanitari fondamentali per la responsabilità.
La ricerca di Hassan: una tragedia personale
La storia di Abeer Skaik racchiude questa crisi. Suo figlio Hassan, di 16 anni, autistico e profondamente attaccato alla routine, un pomeriggio se ne andò in bicicletta e non tornò più. La sua scomparsa non è un incidente isolato; fa parte di un modello in cui il destino delle persone scomparse rimane irrisolto, perso in un caotico paesaggio di conflitto. La disperata ricerca della famiglia – volantini, appelli sui social media, contatti con organi di informazione – riflette l’impotenza provata da innumerevoli famiglie di Gaza.
Il crollo dei sistemi forensi
La radice del problema risiede nel blocco sistematico di Gaza da parte di Israele dal 2007. Gli strumenti forensi essenziali – test tossicologici, analisi genetiche, scanner del DNA – sono classificati come articoli “a duplice uso” e soggetti a restrizioni, negando di fatto a Gaza i mezzi per identificare i suoi morti. Questo non è casuale. Il blocco ha paralizzato la capacità di Gaza di mantenere anche i sistemi di documentazione di base, lasciando i corpi sepolti senza un adeguato campionamento biologico e le fosse comuni senza segni.
Il gioco dei numeri
Stime della gamma mancante selvaggiamente. Il Ministero della Sanità di Gaza ne sostiene oltre 9.500, il Centro palestinese per i dispersi suggerisce circa 9.000, mentre il CICR ha ricevuto 11.500 richieste di tracciamento. Un recente sondaggio condotto dall’Istituto per il progresso sociale ed economico (ISEP) stima che siano tra i 14.000 e i 15.000 dispersi su una popolazione totale di Gaza di 2 milioni. Questi numeri sono probabilmente incompleti, ma la portata della crisi è innegabile.
Il costo dell’incertezza
Per le famiglie come quella di Abeer, la mancanza di chiusura è un tormento. Hassan non è confermato morto, né confermato vivo, né ufficialmente riconosciuto come detenuto. La sua esistenza è ridotta a una fotografia, a un ricordo sbiadito. Questo è il purgatorio in cui vivono oggi molte famiglie di Gaza. Anche in mezzo ai continui bombardamenti, perquisiscono incessantemente macerie, rifugi, ospedali, interrogando chiunque possa aver visto traccia dei loro cari.
Il deserto forense
Gaza è diventata un “deserto forense” – un territorio a cui vengono sistematicamente negati gli strumenti per dare un nome ai suoi morti. I corpi arrivano all’ospedale Al-Shifa in condizioni orribili, spesso irriconoscibili. Il capo della scientifica, Khalil Hamada, descrive il crollo quotidiano della speranza mentre le famiglie cercano disperatamente frammenti di identità in un sistema progettato per deluderli.
La risposta internazionale
Mentre i conflitti moderni vedono tipicamente l’impiego di sistemi di identificazione forense, Gaza rimane un’eccezione. La Convenzione di Ginevra impone al CICR l’accesso ai prigionieri, ma Israele lo ha ripetutamente vietato. La negazione delle infrastrutture forensi di base non è semplicemente un danno collaterale; è un deliberato ostacolo alla responsabilità.
Conclusione
La crisi dei dispersi a Gaza è una tragedia umanitaria che si svolge nell’ombra della guerra. La negazione sistematica degli strumenti forensi, combinata con la portata della distruzione, ha creato una situazione in cui migliaia di persone scompaiono senza soluzione. Questa non è una conseguenza inevitabile del conflitto; è una deliberata erosione delle responsabilità, che lascia le famiglie intrappolate in un perpetuo stato di perdita e incertezza. Il mondo deve chiedere la fine di questa crisi silenziosa e garantire che Gaza abbia i mezzi per identificare i suoi morti e chiedere giustizia per i suoi dispersi.
