Per settant’anni, una serie di problemi matematici irrisolti posti dal defunto accademico Paul Erdos hanno messo alla prova le menti più brillanti. Questo mese, la startup AI Harmonic ha annunciato che il suo sistema Aristotle, in collaborazione con GPT-5.2 Pro di OpenAI, ha risolto uno di questi “problemi Erdos”.
La svolta ha acceso la discussione tra gli scienziati: si tratta di un’autentica innovazione dell’intelligenza artificiale o semplicemente di un riconoscimento avanzato di modelli? Mentre alcuni la considerano una prova che l’intelligenza artificiale può ora condurre ricerche accademiche originali, altri rimangono scettici.
Terence Tao, un matematico molto rispettato alla UCLA, lo dice senza mezzi termini: “Ci si sente come uno studente che ha memorizzato tutto per il test ma non ha una profonda comprensione del concetto.” La soluzione dell’intelligenza artificiale, sostiene, si basa sulla vasta conoscenza esistente per simulare la vera intuizione.
Perché è importante
Il dibattito non riguarda semplicemente un’equazione risolta. Colpisce la questione centrale se l’intelligenza artificiale possa generare idee veramente nuove. Attualmente, la maggior parte dell’intelligenza artificiale eccelle nell’identificare e rimescolare le informazioni esistenti. Ma se non riesce ad andare oltre, il suo valore per la scienza potrebbe essere limitato all’accelerazione del lavoro che gli umani ancora concepiscono.
Questa distinzione è fondamentale perché:
- Il progresso scientifico si basa su concetti fondamentalmente nuovi, non solo su calcoli più rapidi.
- L’hype sul potenziale creativo dell’IA deve essere fondato sulla realtà. Sopravvalutare le proprie capacità comporta il rischio di un’errata allocazione delle risorse e di aspettative irrealistiche.
- La natura stessa dell’intelligence è oggetto di dibattito. Se l’intelligenza artificiale imita solo la comprensione, solleva interrogativi su cosa significhi effettivamente intelligenza.
L’intelligenza artificiale come strumento, non come sostituto
Nonostante lo scetticismo, il lavoro di Harmonic dimostra che l’intelligenza artificiale è già uno strumento potente. Se combinato con le competenze umane, può accelerare la ricerca e scoprire soluzioni più velocemente che mai. Ciò suggerisce che il futuro della scienza potrebbe non essere quello dell’intelligenza artificiale che sostituisce i ricercatori, ma piuttosto che l’intelligenza artificiale aumenta le loro capacità.
Che l’IA stia generando o meno nuove idee, sta diventando uno strumento indispensabile nelle mani di scienziati esperti.
La questione della vera creatività dell’IA rimane aperta. Ma una cosa è chiara: il rapido ritmo di sviluppo ci costringe a riesaminare cosa significa per una macchina “pensare”.
